Eccoci!

A parlare di LIBRI ILLUSTRATI per l’infanzia.

Uno degli argomenti più complessi, sfaccettati, e senza linee guida pratiche precise e complete né per genitori né per adulti “addetti ai lavori”.
Sì, perché spesso le informazioni che si riescono a reperire sono sulle competenze del bambino nelle varie fasce di età: “nei primi mesi vede solo contrasti di bianco e nero a distanza ravvicinata e poi si aggiungono rosso e azzurro.” oppure “la protostoria può essere seguita propriamente dai 18 mesi circa.”, etc.

Una delle premesse fondamentali è che, soprattutto nell’infanzia, la lettura di un libro è un momento di intimità tra bambino e adulto. Un momento in cui il bambino si sente coccolato e avvolto dalle parole, dal tono di voce, dal ritmo della lettura e spesso dalle braccia dell’adulto stesso, mandando, a volte, in secondo piano il contenuto della storia.

Questo significa che si dovrebbe leggere cose a caso senza pensare?
NO! Però cerchiamo di tenere sempre a mente questo concetto basilare, soprattutto quando alcune delle nozioni e dei criteri di scelta dei libri scardinano completamente o mettono in discussione quelle che sono state le nostre scelte per le letture fino a ieri.

Spesso c’è una differenza sostanziale tra quelle che sono le informazioni reperibili dai genitori e quelle che sono invece le indicazioni che vengono date e sono seguite da educatori e maestre.
Questo per molteplici motivi: in primis la lettura 1 a 1 spesso non è possibile nei contesti educativi e questo per forza incide sulla tipologia di libro  scelto (fosse anche solo per il formato), si presuppone sempre che chi ha che fare con i bambini per lavoro abbia delle competenze professionali specifiche e più tempo per informarsi, verificare e selezionare tutte le proposte che vengono fatte ai singoli bambini e al gruppo.

Siccome, però, questa visione alimenta una sorta di barriera (come se il genitore non potesse essere in grado di avere una performance adeguata per scelta di testi o semplicemente per modalità di lettura, perché non all’altezza dell’educatore per capacità e competenze), vorrei soffermarmi su due aspetti fondamentali.

Il primo è che nessuno nasce imparato. Nemmeno noi educatori.
Quando ho iniziato, durante il tirocinio, a “essere obbligata” a leggere libri ai bambini (perché i bambini ti portano i libri da leggere mentre sono sul servizio. Mica lo sanno che tu sei in ansia e hai paura di sbagliare!) mi sono presto resa conto che la cosa era molto più facile di quello che mi aspettavo. I bambini volevano rivivere e rivedere i libri illustrati che amavano di più e poco importava che io non li leggessi con le stesse tempistiche o intonazione dell’educatrice responsabile o della bibliotecaria da cui andavamo a fare le letture!
Il secondo step è stato, un paio di anni dopo, quando ho preso in gestione un servizio di spazio gioco (in cui gli adulti di riferimento sono SEMPRE presenti durante la mattinata) e ho dovuto (perché, convinta dell’importanza della lettura nella fascia 0-3 anni, avevo deciso di inserire un momento dedicato ai libri nella routine della mattinata) leggere davanti a 8 adulti semi-sconosciuti che, diciamocelo, mi stavano decisamente giudicando.

La conclusione di queste, a tratti angoscianti, esperienze è stata per mia grande sorpresa una miriade di complimenti: genitori che dopo la mia “performance” (decisamente NON ottimale, vista l’ansia che l’aveva accompagnata), mi confidavano titubanti che loro non si sentivano in grado di leggere un libro o di avere le competenze per sceglierne uno adatto e quindi optavano sempre per i “senza parole” o per quelli tattili.
In poche parole mi facevano complimenti per questa mia capacità, che ai loro occhi era vista come magica e inarrivabile. E a nulla servivano le mie rassicurazioni sul fatto che, fino a un paio di anni prima, anche io ero nella loro STESSA IDENTICA SITUAZIONE.

Arriviamo quindi al secondo aspetto fondamentale.

Nessuno ti dice come fare.
Nessuno.
Né ai genitori, né agli educatori.

Il mio percorso di studi (laurea triennale in scienze dell’educazione) mi ha formato su diversi aspetti teorici, ma in nessun punto c’è stato un approfondimento sulla tematica “letture per l’infanzia” se non nell’affermare l’idea di base che “è importante leggere ai bambini fin dai primi mesi di vita”.

Io ho avuto la fortuna di fare un percorso di tirocinio di due anni su un servizio educativo, in cui le educatrici responsabili mi formavano sia sugli aspetti teorici sia sugli aspetti pratici.
E in nessun punto del percorso c’è stata, comunque, una discussione organica sugli aspetti di scelta e lettura dei libri illustrati. Perché per moltissimi anni ci si è basati su:

- scelte fatte precedentemente da altri. Che va benissimo! Però cosa ci fa pensare che gli “altri” abbiano fatto scelte basate su nozioni o informazioni più accurate e organiche delle nostre?

- osservazione delle reazioni dei bambini. Di nuovo, una delle cose fondamentali, ma che presuppone comunque un momento di progettazione e scelta consapevole da parte dell’adulto.

- libri considerati “classici” per una determinata fascia di età. Molto simile al primo punto, ma un po’ più complesso perché motivato dalla miriade di feedback positivi di genitori, educatori ed esperti, senza la minima possibilità di argomentare o chiedere spiegazioni senza essere additati come “coloro che non capiscono”.

Queste consapevolezze, man mano che andavano delineandosi nella mia testa, mi hanno portato a ricercare sempre più informazioni sull’argomento (materiali, libri, corsi, etc.), fino ad arrivare al seminario della prof.ssa Silvia Blezza Picherle e del dott. Luca Ganzerla organizzato da Percorsi Formativi 0-6.

In più punti del percorso mi sono resa conto che, per quanto anche le informazioni presenti nel circolo degli educatori fossero per la maggior parte non organiche e disorganizzate, effettivamente c’era una distinzione tra ciò che veniva considerato come fruibile dai genitori e ciò che invece era meglio non condividere.
Non perché gli educatori siano meglio o più intelligenti, ma perché si ha sempre un po’ la paura che inondare di informazione un genitore lo porti o a non essere in grado di processarle tutte o a sentirsi inadeguato.
Entrambi questi risultati sono, ovviamente, poco auspicabili, ma allo stesso tempo questo tipo di scelta ha impedito che i genitori realmente interessati e, magari, in grado di gestire anche le critiche, non siano in grado di reperire informazioni organiche sull’argomento nemmeno volendo.

 

Quindi, vorrei cercare di condividere quella che è la briciolina di informazioni e competenze che ho accumulato negli anni, senza filtri e senza censure.
Il mio consiglio è tenere sempre a mente il principio inziale “la lettura di un libro è un momento di intimità tra bambino e adulto.”, magari anche scrivendoselo su un fogliettino e attaccandolo alla libreria, o dove sappiamo che è più probabile che siamo colti da momenti di sconforto e dubbi.
La scelta (o le due, tre, dieci, cento) di un albo sbagliato o una lettura (o le due, tre, dieci, cento) non ottimale non comprometteranno le competenze, la crescita, né l’affetto dei bambini nei nostri confronti, né devono essere viste come una messa in discussione delle nostre competenze di genitore!

Il secondo consiglio è, se come me è facile che troppe novità, critiche o informazioni vi facciano sentire overwhelmed (schiacciati e sopraffatti), prendetevi del tempo per leggere “a pezzettini”.

Ho creato diverse sezioni per cercare di mantenere una struttura organica e consentire una lettura dilazionata. Ma anche perché trovo che nella scelta di un albo illustrato sia più congeniale un’analisi che parta dalle caratteristiche dei libri invece che da quelle delle specifiche fasce di età dei bambini.

Detto questo, “la lettura di un libro è un momento di intimità tra bambino e adulto.”.

 

 

FORMATO.

La prima cosa che salta all’occhio quando si prende in mano un qualsiasi libro è il formato.
Con formato si intendono quelle caratteristiche di stampa che determinano la grandezza del libro, il tipo di copertina, lo spessore delle pagine, la dimensione dei testi, etc.

Sembra la parte più facile.
Parola chiave “sembra”.

Cerchiamo, per fare ordine, di dividere i formati in 3 macrocategorie:
- libri in formato “portatile”.
- libri di grandi dimensioni.
- cartonati e non (solo) di carta

Partiamo dalle dimensioni: più un libro è grande più i dettagli sono visibili.
Questo fattore è da considerarsi se le illustrazioni del libro sono ricche di parti piccole “da trovare” (spesso libri di questo tipo sono stampati solo con grandi formati) o se la lettura viene fatta a più bambini contemporaneamente (e che quindi devono stare “a distanza” per poter vedere tutti).
Tendenzialmente i libri piccoli e con illustrazioni semplici sono da preferire con i bambini più piccoli e per favorire un approccio autonomo e diretto al libro stesso, perché risultano più maneggevoli e fruibili anche per loro.

Passiamo ora ai cartonati.
Esistono libri che hanno le pagine molto molto molto spesse in cartoncino e sono detti “cartonati”. Sono quei libri pensati per essere toccati e presi in mano anche da bambini piccoli che non hanno la delicatezza e manualità fine per gestire le pagine “normali” senza romperle e strapparle inavvertitamente.
E’ infatti consigliabile far prendere dimestichezza con i libri ai bambini fin da quando sono molto piccoli, anche se questo comporta un maggior rischio di rotture e danni ai libri stessi.
ATTENZIONE però! Non tutti i libri in cartonato sono pensati per i più piccoli!

Inizialmente, quando sceglievo i libri per i bambini, mi affidavo molto al formato scelto da autori e editori, ma con il tempo mi sono resa conto che spesso le scelte fatte a monte non combaciavano con quello che era l’età del bambino che fruiva del libro.
Esempio concreto: da grande, libro cartonato di poche pagine, molto bello che affronta, con ironia, i pregiudizi che intercorrono tra cappuccetto rosso, tre porcellini e il lupo.
Ecco.
“Con ironia” e quindi con una tematica coglibile dai 3/4 anni in su circa.

 

La differenziazione copertina flessibile o copertina cartonata, invece, è nella stragrande maggioranza dei casi un fattore che influenza “solo” la durabilità del libro stesso.

 

Libri non (solo) di carta!
Qui ci sarebbe da aprire una mega parentesi e scrivere un articolo esclusivo solo su questo tipo di proposta.
Partiamo dai libri con inserti sensoriali (sia di stoffe, materiali diversi, sia con stimoli sonori): solitamente sono pensati per un primissimo approccio al libro e, proprio per questo, tendono a stimolare anche altri sensi oltre alla vista.
Questo proprio per facilitare il bambino ad avere e mantenere interesse verso questa nuova tipologia di oggetti.

I libri tattili, invece, (comunemente detti “quiet book”), sono quei libri solitamente interamente morbidi, che non necessariamente propongono una storia, ma magari si concentrano su attività di motricità fine e mini-giochi, oltre alla stimolazione sensoriale dei vari materiali.
Questi, più che libri, sono veri e propri giocattoli, è quindi fondamentale verificare che abbiano la marcatura CE (obbligatori per legge anche sui prodotti artigianali o regalati) che garantisce gli standard minimi di sicurezza per il gioco dei bambini.

 

Il formato è quindi utile come indicatore e può impattare la scelta finale di un libro, ma non è univoco e lascia comunque margine di dubbio sul fatto che un albo sia effettivamente adatto a una specifica fascia di età.

 

 

LUNGHEZZA.

Un’altra caratteristica che teoricamente dovrebbe aiutare molto nella scelta di un libro illustrato è la lunghezza della storia stessa.
Tendenzialmente, essendo legata allo span di attenzione dei bambini, che a sua volta è effettivamente legato allo sviluppo e quindi all’età, risulta un indicatore piuttosto accurato.

Indicativamente i cartonati (per i primi approcci ai libri all’inizio della loro vita) hanno circa 3/5 fogli (quindi 6/10 facciate), mentre i libri per la fascia 0-6 si sviluppano su circa 30/36 facciate.

MA!

Di nuovo, sarebbe troppo facile poter guardare il numero dei fogli e avere la certezza matematica dell’età specifica dell’utilizzatore finale.
La lunghezza, per quanto “semplice” come caratteristica, va necessariamente abbinata alle altre e, in particolare alla “tematica”!

 

 

TEMATICA.

La caratteristica più complessa e probabilmente anche meno superficiale tra tutte, anche per gli addetti ai lavori.

Si basa sul fatto che il cervello dei bambini (e dei ragazzi e degli adulti) si stia sviluppando e, quindi, a seconda dello stadio di sviluppo sia in grado di ascoltare, recepire, registrare e rielaborare concetti differenti e di complessità differente.
Che, di nuovo, non significa, purtroppo, che se il bambino ci ascolta e gli piace che leggiamo quel determinato libro, ne abbia capito il contenuto e il messaggio di base.

Cerchiamo di metterla così: un libro può essere più o meno lungo, ma se parla di fisica quantistica difficilmente sarà assimilabile da un bambino di 2 anni e mezzo.
Condensare o semplificare un concetto lo rende magari capibile su un primo strato e livello di analisi, ma non rende assimilabile e comprensibile la dinamica che c’è alla base.
Per fare un esempio meno controverso (visto che, purtroppo, esistono dei libri che sostengono di poter spiegare fisica quantistica e argomenti affini ai bambini della prima infanzia): è più o meno accettato da tutti che i bambini possano approcciarsi alla protostoria (cioè trame molto semplici con inizio, svolgimento e fine) dai 18 mesi. Mentre prima non sono in grado di seguire e registrare i vari passaggi logici o cronologici.

Lo stesso principio si applica alle modalità di trattazione delle tematiche: in alcuni casi il bambino segue la storia, ma non riesce a comprendere fino in fondo (e quindi ad apprezzare) alcuni passaggi.
Prendiamo per esempio dov’è la mia mamma?, storia di una piccola scimmietta che cerca la sua mamma e della farfalla Rita che continua a indicare svariati animali, apparentemente a caso. Tutta la vicenda si basa sul fatto che i cuccioli della farfalla (i bruchi) non sono uguali a lei.
Per comprendere la storia, quindi, il bambino ha bisogno di questa conoscenza (che è appresa) e di avere una comprensione dell’altro, inteso come essere a se stante con pensieri, opinioni ed emozioni diverse dalle proprie.

Questo snodo è particolarmente difficile e complesso da accettare, assimilare e verificare poi concretamente, proprio perché il bambino apprezza un determinato libro per svariati motivi. Tra cui l’aspetto emotivo di relazione con chi legge o la presenza di determinati personaggi (se gli piacciono particolarmente le scimmie, magari continuerà a portarci dov’è la mia mamma? anche se non afferra completamente la storia.

Cosa possiamo fare per riuscire a non cascare nel tranello del “rimane fino alla fine = gli piace e ha capito”?

Leggiamo in modo più interattivo. Non nel senso di lettura animata, ma nel senso di creare un’esperienza più interattiva e in cui il bambino sia maggiormente in controllo di quello che sta venendo letto (aspetti su cui soffermarsi, tempistiche, etc)

Scriverò un articolo specifico sulle modalità di lettura più efficaci in questo senso, ma come inizio si può cominciare anche solo semplicemente a fare domande al bambino prima, durante e dopo la lettura. (Che non significa interrogarlo per verificare comprensione e conoscenze!!! Perché se entriamo in quell’ottica, semplicemente lui cercherà di rispondere quello che pensa che noi vogliamo sentire.)
Domande semplici, calibrate sull’età specifica e che non siano a risposta secca “si o no”.
Inizialmente, per abituarsi entrambi, si può cominciare con domande ad alternativa (“secondo te è così o cosà?”) per poi utilizzare domande aperte (“secondo te perché ha fatto così?”)

Non è esattamente completamente collegato come argomento, ma cerchiamo di ricordarci che il giudizio e le schematizzazioni di noi adulti non aiutano i bambini nello sviluppo del pensiero autonomo!

Quindi: facciamo particolare attenzione ai non detti (la farfalla ha come ciclo: bruco, bozzolo, farfalla), ai passaggi di scena non esplicitati da una pagina all’altra (non sempre, per i bambini, è chiaro che c’è stato un salto temporale o spaziale se non viene spiegato) e all’ironia e al sarcasmo!
Dove possibile spieghiamo TUTTO quello che avviene dentro la scena rappresentato e fuori dalla scena tra una frase e l’altra o tra una pagina e l’altra!

 

In linea generale più il bambino è piccolo più sarà facile per lui seguire, comprendere e apprezzare libri che affrontano argomenti e momenti di vita pratica.
Quindi storie che parlano di momenti e situazioni a lui famigliari e che, potenzialmente, vive quotidianamente. Per lo stesso principio più è piccolo più sarà facilitato ad immedesimarsi in protagonisti che sono simili a lui (bambini, non animali antropomorfizzati o adulti).

Attenzione, però, a non prendere e proporre il libro come pillola risolutiva di problematiche o situazioni difficili!!!
Proporre e mettere a disposizione del bambino libri che trattano una situazione che sta avendo difficoltà ad affrontare o che causa particolare frustrazione (togliere il pannolino, smettere di usare il ciuccio, l’arrivo del fratellino, il cambio di scuola, il dormire da soli, il trasloco, il distacco, e potrei andare avanti all’infinito) rischia di accentuare la difficoltà.
Può diventare uno strumento utile ed efficace per il bambino per esprimere e gestire le emozioni in maniera controllata (ho paura del pediatra, rileggo il libro tot volte, finché non ho preso familiarità con la situazione in un contesto protetto e in cui mi sentivo in controllo). Ma questo tipo di proposta deve essere accompagnata da un adulto attento e consapevole.
Attento in primis alla reazione del bambino: potrebbe essere che la proposta della storia che tratta una tematica che causa ansia, generi ancora più ansia (ricordarmi che arriverà il fratellino anche in un momento in cui mi rilasso con la mamma o il papà, può accentuare ancora di più la mia “non voglia che arrivi il fratellino”).
E consapevole che il libro è un ponte che deve essere affiancato dall’adulto. Adulto che ha il compito di cogliere le frustrazioni o difficoltà, accogliere le emozioni e accompagnare il bambino in questa fase di elaborazione, sostenendolo con empatia e verbalizzazione.

Libro “pillola” sì, ma come proposta a disposizione che sarà il bambino stesso a decidere se, come e quanto utilizzare e, necessariamente, accompagnato dall’integrazione emotiva e verbale della relazione con l’adulto.

 

Sempre legato alla tematica, intesa come “argomento”, troviamo i libri-gioco.
Sono quegli albi, illustrati o no, che sono più interattivi e quindi prevedono un coinvolgimento maggiore da parte del lettore. I più usati solitamente sono quelli di Hervé Tullet (come un libro, un gioco, etc) o anche arriva il lupo e non svegliare la tigre.
Questi testi servono o per avere un momento di svago e divertimento alternativo durante il momento lettura, o proprio per avvicinare i bambini più restii e con meno voglia e span di attenzione ai libri.

 

 

ILLUSTRAZIONI.

Cominciamo con il dire che le illustrazioni sono uno degli aspetti più variegati e variabili di un libro.

Per molta parte vanno anche a gusto personale e non seguono esattamente dei criteri standard (le modalità, colori, posizionamenti per disegnare un leone sono pressoché infiniti).

Quindi, in questa sede, cercheremo di trovare delle caratteristiche obiettive e che coprano le illustrazioni in generale, senza addentrarci nello specifico nell’analisi di uno stile o di un altro.

- STILIZZAZIONE.
I bambini apprendono la stilizzazione (cioè la rappresentazione di un oggetto o animale in maniera più astratta e con solo determinate caratteristiche riconoscibili), crescendo.
L’idea che “più un disegno è semplice e più è facilmente riconoscibile” per un bambino piccolo è del tutto errata.

Orso buco (libro che personalmente mi piace molto per la musicalità e il ritmo della storia) è disegnato in maniera completamente astratta. Io adulto capisco che la sfera grande e marrone è orso, per me è perfino banale, ma per i bambini l’etichetta “orso” è stata attaccata a quella specifica rappresentazione grafica solo perché io adulto gliel’ho detto.

Sono quindi preferibili, più i bambini sono piccoli, illustrazioni con disegni verosimili o comunque poco stilizzati. Per intenderci i libri di Helen Oxenbury hanno illustrazioni e non foto, ma i disegni sono comunque molto riconducibili e simili alla realtà.

- DETTAGLI.
Come regola di base, più un’illustrazione ha dettagli, soggetti numerosi, scene caotiche, sfondi con particolari, più è complessa da leggere. Perché prevede la capacità del lettore di ricevere tutti questi stimoli e di filtrare le informazioni importanti.

Quindi, più il bambino è piccolo, più sono necessarie illustrazioni con i personaggi principali, chiaramente distinguibili e con elementi di sfondo che non siano troppo “distraenti”.

Un altro aspetto interessante è che a volte l’illustrazione dà un valore aggiunto al testo e quindi inserisce degli elementi nella storia o rappresenta (anche in modo comico) l’esatto opposto di quello che dicono le parole. E’, in realtà, una cosa molto bella, che aiuta anche a registrare le informazioni su due canali paralleli e non sempre corrispondenti, ma è anche più difficile da assimilare e gestire per i bambini.
In questi casi fermarsi un attimo ed esplicitare quello che viene detto e quello che invece è rappresentato, può essere molto utile soprattutto le prime volte che si affronta quel determinato libro.

- COLORI.
I colori, un po’ come i dettagli, sono un elemento che influenza la facilità di lettura di un’immagine.
Tendenzialmente: i colori sgargianti attirano molto l’attenzione, mentre colori tenui sono più facili da “ignorare”, quindi immagini con alcuni elementi evidenziati dall’uso di colori forti o linee più marcate, con elementi di fondo in tinte più pastello, sono l’ideale per consentire al lettore di avere un’idea generale della scena, riuscendo comunque a rimanere focalizzato sui personaggi principali.

- POSIZIONAMENTO SULLE PAGINE.
Un altro elemento fondamentale da considerare quando si affronta un libro è il posizionamento delle illustrazioni sulle pagine.

Sostanzialmente le scene rappresentate una accanto all’altra, danno un’idea di sequenzialità che però non è naturale: abbiamo imparato negli anni a leggerle in quel modo.
I bambini devono, quindi, essere accompagnati ad apprendere questa competenza nel tempo.

L’ideale sarebbe utilizzare, nei primi approcci ai libri, testi che presentano una singola immagine per volta.
Quando poi, invece, cominciamo ad approcciarci ad albi che hanno più illustrazioni visibili contemporaneamente, possiamo utilizzare, banalmente un foglio di carta, in modo da forzare la visibilità di una singola scena per volta.



LINGUAGGIO.

Affrontare la tematica del linguaggio nei libri per bambini è complesso.
Va a toccare il tema della lingua madre, dell’apprendimento dei vocaboli e delle capacità e competenze delle singole fasce di età (che a volte diventano dolorose per gli adulti, perché c’è la tendenza a paragonare le competenze dei bambini a quelli che vengono percepiti come “standard” da raggiungere).

Mi limiterò a due riflessioni molto semplici: la prima sul fatto che più il bambino è piccolo, più le frasi dovranno essere corte e dalla struttura semplice. Anche la concatenazione tra un periodo e l’altro potrà aumentare di complessità man mano che il bambino sviluppa più competenze (“Marco ha mangiato la mela. L’ha mangiata perché aveva fame. In casa non c’era altro cibo.” è diverso da “Marco ha mangiato la mela perché aveva fame e non c’era altro cibo in casa”).

La seconda è che i libri possono diventare anche strumenti di apprendimento di nuove parole! Questa, secondo me, è una cosa meravigliosa, ma che prevede due sforzi da parte dell’adulto che propone e legge il libro. Il primo è quello di soffermarsi e verificare che il bambino effettivamente conosca i termini usati (inizialmente possiamo essere noi a chiedere, per poi lasciare che il bambino si abitui e sia lui stesso a interromperci per chiedere spiegazioni sul significato di ciò che non ha capito).
Il secondo sforzo è invece quello di non cambiare i testi che leggiamo (a meno che non ci siano valide motivazioni per farlo!): mi viene in mente “Lindo porcello” che a un certo punto del libro fa il bagno nel “mastello”. Ovviamente “mastello” fa rima con “porcello”, ma è anche un termine molto poco usato e che il bambino potrebbe apprendere per ampliare il vocabolario!

Al contrario in i colori delle emozioni c’è un passaggio in cui la bambina dice al mostro “Hai combinato un altro guaio? Non imparerai mai!”.
Io, durante la lettura, molto semplicemente non leggo il “Non imparerai mai”.

 

Silent book o i “senza parole”, sono quei libri che non hanno testo, ma solo immagini. A volte hanno anche storie articolate e piuttosto lunghe (mi viene in mente l’ombrello rosso che racconta le peripezie di questo cagnolino che finisce, un po’ per caso, ad esplorare varie zone del pianeta).
Ad un primo approccio potrebbe sembrare (e io ne ero fortemente convinta) che i silent book siano la scelta perfetta se non si voleva fare lettura ad alta voce: non c’è il testo!

Nulla di più sbagliato!
Il testo dobbiamo integrarlo noi! Dobbiamo leggere, studiare e decidere, prima di proporre l’albo al bambino, come vogliamo narrare la storia, su cosa vogliamo soffermarci, quante frasi vogliamo dire per pagina, che vocaboli utilizzare e il tipo di narrazione che secondo noi funziona meglio!

Il lato positivo è che, decidendo noi in autonomia, possiamo soffermarci e dare più importanza a ciò che sappiamo interessa maggiormente il bambino che abbiamo davanti, calibrando lessico, lunghezza e ritmo.
Abbiamo quindi anche la libertà di sperimentare e variare la lunghezza delle frasi e della lettura, man mano che il bambino acquisisce competenze e concentrazione.
Rimangono comunque libri molto complessi da proporre, perché presuppongono uno studio pregresso e approfondito da parte dell’adulto.

 

Quindi?
Perché ammettiamolo, arrivare fin qui ha smontato (almeno) un paio di convinzioni radicatissime.
Cerchiamo, ancora una volta, di ricordarci che la lettura è un momento di condivisione con il bambino e che, se a noi piace un libro, leggendolo comunque trasmettiamo la nostra passione per la lettura!
Alleniamoci, piano piano e senza troppa durezza nell’auto-critica a tenere a mente i diversi aspetti quando selezioniamo o leggiamo un nuovo libro!

Mettiamoci nei panni dei bambini!

Comments (0)

No comments at this moment

New comment

Product added to wishlist

Questo sito web utilizza i cookie

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali
(es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy.
Dichiari di accettare l’utilizzo di cookie o altri identificatori chiudendo o nascondendo questa informativa, cliccando un link o un pulsante o continuando a navigare in altro modo.