Ci avviciniamo alla fine dell’estate e, quindi, all’inizio dell’anno scolastico e che si tratti di scuola dell’infanzia, asilo nido, sezione primavera o servizi alternativi al nido, nella fascia prescolare lo scoglio e la preoccupazione più grossa per genitori di solito è il DISTACCO.

Il momento dei saluti porta con sé preoccupazioni che possono essere più o meno accentuate a seconda di vari fattori: carattere degli adulti coinvolti, aspettative, reazioni che i bambini hanno avuto in precedenza nei momenti di separazione dai genitori, articoli e racconti letti in giro e varie ed eventuali non necessariamente connesse direttamente con questa tematica.

Le modalità che i diversi servizi utilizzano e propongono alle famiglie varia e nel corso degli anni si stanno diversificando, anche se tendenzialmente nella fascia 0-3 l’attenzione è maggiore e i tempi dedicati all’ambientamento sono decisamente più rilassati e dilatati rispetto a quelli che vengono proposti nei servizi della fascia 3-6.

Sia che l’ambientamento duri 2 settimane e mezzo, 3 giorni interi con il metodo svedese o 2 giorni graduali senza presenza dell’adulto in sezione, è innegabile che il primo periodo all’interno di un servizio educativo è sinonimo e fonte di ansie e timori sia per gli adulti, sia per i bambini.

Ci sono diversi aspetti che possono essere trattati e approfonditi quando si parla di ambientamento e distacco, ma in questo frangente vorrei dare un paio di linee guida, senza entrare nel merito dei pro e i contro di ciascuna metodologia e delle singole strutture.
Anche perché non sempre la modalità di ambientamento della struttura è un parametro così rilevante nella scelta del servizio.

 

1.      FIDUCIA!

Avere fiducia nell’istituzione, ma più concretamente nell’insegnante, nell’educatore e nel personale educativo a cui ci si sta affidando è fondamentale!
Non solo per una questione “logica” del: si dovrebbe affidare il proprio figlio solo a persone che si reputano competenti e capaci, ma per una questione che il bambino SENTE la presenza o la mancanza di fiducia nella relazione tra gli adulti.

Ed essendo che mamma, papà, nonna e perfino babysitter sono figure di attaccamento che vengono letteralmente “prima” dell’educatore, insegnante, etc, il bambino si baserà su ciò che percepisce dell’adulto che conosce, per giudicare (come prima impressione) il nuovo adulto che ha davanti.
Quindi concretamente: se ci sono riunioni prima dell’inizio dell’anno scolastico è fortemente consigliato andarci, anche solo per prendere familiarità con le persone che gestiscono e frequentano la struttura.

Meglio ancora se è possibile fare un colloquio singolo con il personale educativo che avrà direttamente a che fare con il proprio figlio, per potersi togliere dubbi, per fare domande e per cominciare ad entrare in un clima di familiarità.

 

2.      CONTINUITA’!

Questo è uno dei punti che viene rimarcato più spesso e che a volte passa solo come argomento pratico e funzionale per il genitore: è preferibile che durante il periodo dell’ambientamento il bambino venga accompagnato sempre dallo stesso adulto.
Questo per fare in modo che ci sia una routine il più stabile possibile: è sempre la mamma che lo accompagna e poi torna.

Ma anche perché, unendolo al concetto del “punto uno”, l’adulto che rimane per più tempo sul servizio e/o ha a che fare maggiormente con la struttura e il personale (anche nelle riunioni), sarà quello che trasmette più fiducia ed è meno nervoso e più sereno nel lasciare il bambino ed andare al lavoro.

 

3.       A tal proposito, una conseguenza è preferibile che a fare il distacco sia una persona che sia in grado di gestire le proprie emozioni e, di conseguenza, di regolare quelle del bambino.
Significa che la mamma o il papà non devono essere tristi o in ansia?
No!
Significa che è importante che l’adulto verbalizzi molto (“anche io sono triste che devo andare al lavoro, a prendere il pane, etc! Mi piacerebbe molto stare qui con te a giocare!”), ma anche che sia in grado di bilanciare il lasciare spazio al bambino per dimostrare la sua frustrazione (per esempio: piangendo, chiedendo abbracci e/o rassicurazione fisica) con l’essere fermo nel momento in cui il distacco è necessario.

 

4.       Diretta conseguenza della verbalizzazione, ma assolutamente fondamentale, tanto da meritare un punto a sé: “…MA POI TORNO!”
L’adulto deve sempre esplicitare l’ovvio!
Dire al bambino che si va a “fare la spesa”, “al lavoro” (a fare un’azione definita e, meglio ancora, se familiare per la routine del bambino e che lui sa non essere troppo duratura) è importante, ma rassicurarlo dicendogli che “POI SI TORNA” è fondamentale!
Questa accortezza non significa che il bambino non sarà triste, non esprimerà frustrazione o non si metterà a piangere. Semplicemente lo aiuta a capire il funzionamento di questo processo (magari nuovo) su cui sente di non avere alcun controllo.
Nel momento in cui la ripetizione del distacco con annesso “vado a… e poi torno!” viene interiorizzata, il bambino sarà in grado di rassicurarsi ed essere certo che l’adulto tornerà a prenderlo e non lo abbandonerà!


Banale? Ovvio che non possiamo lasciare i bambini all’asilo per poi dimenticarceli lì?
Sì, per noi adulti che abbiamo una comprensione del mondo e dei servizi molto più avanzata di quella di un bimbo di 1, 2, 4 anni.
Basti pensare che un altro metodo per fargli interiorizzare il ritorno dell’adulto e fargli sperimentare il distacco è il classico “bubu… settete!” in cui l’adulto interrompe il contatto visivo (e quindi la relazione) per alcuni secondi, mettendo le mani davanti alla faccia, per poi (al “… settete!”) ripristinare la relazione e il contatto con il bambino.

 

Punti bonus: azione concreta che ha delle conseguenze visibili.
“Andare a bere un caffè” è ottima perché è un’azione breve, ma “andare a prendere la focaccia alle olive che ti piace molto” oltre a non occupare comunque molto tempo (come invece “andare al lavoro” per esempio), dà la possibilità al bambino al ricongiungimento di avere un dato oggettivo che testimoni che l’adulto ha fatto proprio quello che gli aveva detto.

 

Un ultimo appunto, che è di fatto implicito nei punti precedenti: lo sparire senza dire nulla “perché tanto il bambino è impegnato” o “ma se no poi piange” o “è troppo piccolo per capire” è assolutamente deleterio!
In questo caso i bambini sperimentano davvero l’abbandono e la confusione del girarsi e non trovare più l’adulto di riferimento, senza che nessuno gli abbia spiegato cosa sta succedendo!
Modalità di questo tipo incrinano la fiducia del bambino nei confronti degli adulti e minano la sua sicurezza nell’esplorare e nell’allontanarsi anche fisicamente dalla figura di riferimento.
Al contrario, l’attaccamento sicuro (che approfondiremo in un prossimo articolo) e quindi la certezza e la fiducia che il bambino ha nel girarsi e trovare il genitore che lo aspetta e supporta (sia verbalmente sia fisicamente), gli consentono di esplorare il mondo utilizzando l’adulto come “base sicura” a cui appoggiarsi nei momenti di frustrazione o difficoltà.

Se il bambino è abituato che l’adulto preannuncia l’allontanamento, dopo un po’ interiorizzerà che quando l’adulto non dice nulla, lui non si deve preoccupare perché non c’è il rischio che l’adulto se ne vada mentre lui non guarda.

Come facilitarli ulteriormente?

I bambini (ma in realtà anche gli adulti) sono facilitati nell’affrontare le situazioni se già sanno cosa aspettarsi e se hanno già delle strategie o strumenti adatti ad affrontare la frustrazione o la tristezza.

 

Risulta quindi molto utile fornire al bambino un oggetto transizionale che lo aiuti nei momenti di emozioni intense. Può essere un peluche che già usa quotidianamente per andare a dormire per esempio e che può essere lasciato nell’armadietto all’ingresso e preso all’occorrenza. Oppure qualcosa proprio della mamma, come un braccialetto o un fazzoletto/foglietto con lo stampo di rossetto, come se fosse un “bacio portatile”.

 

MA ATTENZIONE! Non anticipiamo troppo la verbalizzazione e lo spiegare la situazione che dovranno affrontare, perché potrebbe risultare troppo difficile da gestire per loro.
Le accortezze da ricordarsi sono innanzitutto che i bambini iniziano a sviluppare un concetto di tempo come susseguirsi di momenti (mattina, pranzo, pomeriggio, cena, sera, notte) e giorni (lunedì, martedì, etc) verso i 5/6 anni.
Questo significa che concretamente dirgli “a settembre inizierai ad andare alla scuola dell’infanzia…” potrebbe essere un’enorme fonte di stress proprio perché “settembre” non è un concetto temporale chiaro per loro. E’ un po’ come se recepissero un “prima o poi la mamma ti lascia in questo posto sconosciuto. Prima o poi, forse tra poco forse no”.
E quindi, invece che prepararli a cosa succederà, aggiunge un ulteriore elemento di incertezza.

 

Un altro elemento molto utile da tenere a mente è non avere aspettative sulle reazioni del bambino: se gli ripetiamo che andrà alla scuola dell’infanzia, nel tentativo di avere una reazione di gioia ed eccitazione, partiamo male.

Partiamo male, innanzitutto perché è più probabile che entriamo in frustrazione e ci esasperiamo se il bambino non ha una reazione abbastanza entusiasta. In più, presi dal nostro entusiasmo e aspettative positive, rischiamo di non curare la forma di ciò che stiamo dicendo.

Il messaggio che dovremmo cercare di far passare è che l’inizio di questo percorso è una cosa neutra, naturale.


Man mano che il bambino metabolizza la cosa e ha determinate reazioni, possiamo calibrare meglio quello che diciamo.
Per esempio: se il bambino va in ansia e comincia già ad essere in frustrazione all’idea della separazione con l’adulto, la nostra reazione dovrebbe essere quella di accoglimento dell’emozione e di rassicurazione. Possiamo spostare l’attenzione sul presente (e non sul futuro), dicendo che “la mamma è qui. La mamma adesso sta con te tutto il tempo che vuoi”.

 

All’opposto se il bambino è super entusiasta all’idea, cerchiamo comunque di accogliere le sue emozioni e accompagnarlo in questa attesa. Ricordandoci anche che può essere che a settembre rischi di andare in frustrazione perchè la realtà non è all’altezza delle aspettative che aveva.

 

Un’altra accortezza sulle aspettative è l’evitare di basare quello che pensiamo debba succedere sulle esperienze pregresse, sia in positivo sia in negativo.
Il fatto che i distacchi con la babysitter siano stati un disastro negli ultimi mesi, dovrebbe essere uno dei fattori tenuti in considerazione ma non l’unico.
Il fatto che sia già andato per due anni all’asilo nido e durante il distacco sia sempre stato sereno, dovrebbe essere uno dei fattori tenuti in considerazione ma non l’unico.

Perché?

Perché la situazione è diversa: le persone coinvolte sono diverse, gli spazi sono diversi, i rumori e i profumi sono diversi. Le nostre e le sue emozioni potrebbero essere diverse ed è giusto tenere a mente questa unicità di combinazione di cose.

 

 

ATTENZIONE: Cosa evitare a tutti i costi?

Ci sono frasi, espressioni e domande che ci vengono naturali per cercare di sedare le ansie e le frustrazioni e che spesso diciamo senza nemmeno pensarci troppo.

Cerchiamo di soffermarci di più su quello che diciamo e come lo stiamo formulando, perché, oltre a non ottenere l’effetto sperato di rassicurazione, rischiamo di acutizzare ulteriormente le paure del bambino.

 

Il “ma come? vuoi stare con la nonna e non con tutti questi bambini?” o “ma guarda quanti bei giochi bellissimi!”

Perché?

Perché è un nostro tentativo, a volte nemmeno pensato, di sviare l’attenzione del bambino da noi a un qualcosa che, nella nostra mente, dovrebbe renderlo felice.

Il problema è che in quel preciso momento il bambino sente una tensione nella relazione con noi e sta cercando in tutti i modi di evitare l’allontanamento che sente imminente e, non facendolo sentire riconosciuto in quello che sta provando, andiamo ad aumentare ulteriormente la sua tensione.
E’ molto più funzionale fargli capire e sentire che ci siamo accorti che lui è triste. Che “vediamo” la sua emozione e il suo desiderio di stare con noi. E che ha ragione a provare quell’emozione in quel momento e per quel motivo.

Con questa come base, il bambino può iniziare a lasciare un po’ andare quella tensione, perché è come se vedesse che l’adulto se ne è fatto carico e comunque riesce a mantenere la serenità.

E allora forse anche lui può provare a tranquillizzarsi.

 

Il “quando sarai grande andrai all’asilo” o “perché ormai sei grande, quindi…”

Perché?

Perché il bambino, che vuole evitare di fare quella cosa, cercherà in TUTTI I MODI di dimostrare di non essere grande.

 

Anche perché “grande” è un termine molto arbitrario e poco comprensibile per un bambino. Per noi adulti si basa palesemente sull’età, ma ricordiamoci che è anche un termine che indica la massa corporea e a volte utilizzato addirittura per l’altezza.

Piuttosto usiamo termini più specifici e più vicini alle competenze e capacità di comprensione del bambino: l’età.

“I bambini fino a 3 anni vanno all’asilo nido. Quando ne hanno 4 vanno alla scuola materna.”
Di nuovo, come se fosse un processo del tutto naturale e normale.
Semplicemente le cose funzionano così.

 

 

 

Il distacco, e il periodo di ambientamento in una nuova struttura, sono accompagnati da frustrazioni e emozioni forti (sia per gli adulti sia per i bambini), è importante ricordarci che è normale, che i bambini (e anche gli adulti) sono molto più resilienti di quanto a volte ci immaginiamo e che questi momenti sono uno step importantissimo per la crescita del sé del bambino, ma anche per la crescita della relazione tra adulti di riferimento e bambino.
E’ importante quindi cercare di essere il più sereni possibile e affidarsi alle figure educative di riferimento, magari esplicitando dubbi, paure, frustrazioni e domande all’inizio del percorso.

Confrontarsi esprimendo le proprie ansie è il primo passo per riuscire a gestirle e superarle in maniera efficacie!

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